Soldi pubblici ai governati. E al governatore
Salvatore Cuffaro, presidente della Regione Siciliana, ha come partner in una società turistica Sviluppo Italia
Chissà se Joseph Hopps, pioniere degli importatori di Marsala a Londra fra la fine del Settecento e l' inizio dell' Ottocento, avrebbe mai immaginato che un giorno i suoi pronipoti sarebbero stati soci in affari addirittura del governatore della Sicilia. E persino dello Stato italiano. Eppure è esattamente quanto è avvenuto due secoli dopo. Fabio e Giacomo Hopps, viticoltori siciliani ormai da generazioni, proprietari insieme al fratello Giovanni di Baglio Hopps, 110 ettari coltivati a Marsala, sono da ormai quattro anni in società con i tre fratelli Cuffaro, originari di Raffadali, in provincia di Agrigento. Il primo è Salvatore detto Totò. Il secondo è Giuseppe, titolare di servizi di autolinee. Il terzo e più piccolo dei tre si chiama Silvio Marcello Maria, è dipendente della Regione (assessorato agli Enti locali) e da poco è stato chiamato da Salvatore nella propria segreteria particolare. Perché Totò, a cui hanno affibbiato l' affettuoso soprannome, da lui pubblicamente gradito, «Zì vasa vasa» («Zio bacia bacia»), è nientemeno che il presidente della giunta regionale siciliana di centrodestra. Quando, unitamente ai suoi fratelli, è diventato socio dei proprietari terrieri produttori di Marsala, era invece soltanto assessore all' agricoltura. Gli Hopps e i Cuffaro possiedono due società, costituite lo stesso giorno: il 27 gennaio del 1999. Sono la H & C and Sons (acronimo che sta evidentemente per Hopps & Cuffaro e figli), che gestisce l' hotel Capo Rossello a Realmonte, in provincia di Agrigento, e la Raphael Srl, che al pari della H & C and Sons ha come oggetto sociale l' attività turistica ed è titolare di un albergo, stavolta però a Palermo. In base all' ultimo elenco soci di questa impresa, i due fratelli Hopps detengono il 26,6% delle azioni. I tre fratelli Cuffaro il 27,6%, diviso in parti uguali: ossia, il 9,2% ciascuno. E il resto? E' nelle mani di Sviluppo Italia, la società del Tesoro che ha come scopo sociale, fra l' altro, quello di finanziare le attività imprenditoriali meridionali. Anche nel turismo, settore che sta particolarmente a cuore al governatore della Sicilia, per ragioni istituzionali oltre che personali. Non più tardi del 23 settembre scorso Totò Cuffaro, in questo caso nelle vesti di presidente della Regione, ha siglato proprio con Sviluppo Italia un accordo per la valorizzazione dei porti turistici dell' isola. Il sodalizio con la società pubblica risale all' aprile del 2000, quando venne stipulato un accordo fra Itainvest Sicilia, società controllata da Itainvest (ex Gepi), che all' epoca dei fatti stava per essere incorporata in Sviluppo Italia, i fratelli Hopps e i fratelli Cuffaro. Obiettivo, c' era scritto nell' intesa, «la ristrutturazione di un immobile sito in Palermo» per adibirlo ad albergo «affiliato alla catena Pregiohotel» e successivamente gestirlo. Un' operazione da 6 miliardi e 642 milioni di lire, garantiti in parte rilevante da Sviluppo Italia. Ma anche dal ministero dell' Industria, che aveva già concesso alla società di Hopps e Cuffaro un contributo di 2 miliardi e 50 milioni a valere sui fondi della legge 488 del 1992. Il capitale della Raphael venne portato prima da 20 milioni di lire a 1,8 miliardi. Itainvest Sicilia sborsò subito 824 milioni, rilevando appunto il 45,7% delle azioni. Successivamente il capitale fu ancora aumentato a 2 milioni e 150 mila euro. Era infine previsto che Sviluppo Italia avrebbe potuto esercitare un «put», cioè un diritto a vendere agli altri soci, fra il primo maggio e il 30 settembre 2007. Anche se l' attuale amministratore delegato Massimo Caputi ha già precisato che la società pubblica cercherà di accelerare al massimo il disimpegno dalle imprese considerate «non strategiche». E non sarebbe la prima volta. Qualche tempo fa, per esempio, Sviluppo Italia è uscita dal capitale della società che insieme a Francesco Bellavista Caltagirone aveva rilevato gli alberghi del Banco di Sicilia. «Con una plusvalenza - sottolinea Caputi - dell' 82%». L' accordo fu firmato dall' allora amministratore delegato di Sviluppo Italia con delega per le partecipazioni, cioè Dario Cossutta, manager di formazione bancaria, incidentalmente figlio del presidente dei Comunisti italiani Armando Cossutta. Nel verbale del consiglio di amministrazione del 10 aprile 2000 si parla dell' operazione di ingresso nel capitale della società alberghiera che avrebbe comportato, c' è scritto, «un investimento di circa 7 miliardi», ma non c' è alcun riferimento al nome dei soci e all' eventuale ruolo istituzionale di qualcuno di loro. Senza però, è bene precisare, che questa possa essere considerata un' omissione, dato che nella maggior parte dei casi l' esposizione delle singole iniziative di partnership con i privati veniva fatta in modo molto sintetico. Anche se, in questo caso, qualche particolare in più sarebbe forse stato doveroso. C' è da dire che Totò «vasa vasa» Cuffaro, di professione medico, non è mai comparso attivamente nell' operazione. Alla stipula dell' accordo con Sviluppo Italia ha delegato per proprio conto il fratello Silvio. Ed è l' altro fratello Giuseppe, presidente del consiglio di amministrazione della Raphael, che in assemblea rappresenta sia il presidente della Regione che Silvio. Del resto Giuseppe, classe 1960, presidente della società Raphael, è la vera mente imprenditoriale dei Cuffaro e ha in mano il piccolo impero dell' autonoleggio fondato dalla sua famiglia. Innanzitutto la Cuffaro Tours, agenzia di noleggio pullman che ha prestato recentemente servizio (al prezzo di 80 euro a persona per andata e ritorno da Palermo) per gli ospiti dell' annuale riunione del Forex che stavolta si è tenuta ad Agrigento, il regno di Totò. E poi Mediterranea Touring, Cefalù Autoservizi, Gamma Bus, Erana Autostrasporti Carburanti. Fra le società che fanno capo a Giuseppe Cuffaro ci sono la Eco Protection, di cui è azionista anche Silvio, e la O. M. Ag., Officine Meccaniche Agrigentine, impresa che un anno fa il ministero delle Attività produttive ha considerato idonea alla concessione di un contributo della legge 488 di un milione 453 mila euro. Nel piccolo impero dei Cuffaro non poteva poi mancare una finanziaria. Ha sede a Brescia ed è stata battezzata Fin. Co. (Financial consulting). Silvio ne è azionista al 50%.
Sergio Rizzo
Rizzo Sergio
Pagina 4(10 febbraio 2003)